La Famiglia è un sistema fatto di più persone interconnesse tra di loro. È sicuramente un sistema complesso: per l’importanza che esso ricopre socialmente, per il numero di componenti che ne fanno parte ed interagiscono tra loro, per i ruoli sociali e relazionali che ciascuno ricopre, per le differenze e richieste interne ed esterne, per l’interconnessione con altri sistemi (pensiamo ad esempio a quello scolastico o lavorativo).

Proprio per questo, la famiglia potrebbe essere analizzata da tanti punti di vista, che ne esplicitano la sua funzione. Da un punto di vista sociologico, la famiglia è quel contesto in cui l’individuo si struttura, ed è continuamente sottoposta alle trasformazioni sociali che la influenzano e che portano ad una costruzione della realtà.

Andando ad analizzare la Famiglia da un punto di vista strettamente psicologico possiamo dire che questa svolge principalmente due funzioni:

  • la cura dei figli
  • il soddisfacimento dei bisogni di intimità dell’adulto (Sroufre, 1990).

A livello globale, quindi, la Famiglia mantiene una funzione psicosociale di mediatrice tra l’ambiente interno e il contesto sociale esterno, ricercando soluzioni possibili, anche se non sempre le migliori, per garantire il suo equilibrio e la sua sopravvivenza. Tutto ciò accade sia quando la Famiglia riesce ad assolvere ai suoi compiti primari di accudimento con benessere per i componenti, sia quando la Famiglia incontra gravi o meno gravi difficoltà nell’espletamento di tali funzioni.

Nella Famiglia del XXI secolo, ma in realtà anche nelle famiglie precedenti, si è assistito ad una capacità innata del sistema familiare che consiste nella modificabilità in base ai cambiamenti e alle criticità evolutive che il sistema stesso è chiamato ad affrontare. Tutto ciò nasce per la sopravvivenza del sistema familiare, che ha una sua funzione innata di riadattamento e di risoluzione dei problemi. La Famiglia al suo interno, quindi, si modifica per fronteggiare, nel miglior modo che conosce, richieste che arrivano sia dall’interno del nucleo che dall’esterno.

La Famiglia, se da un lato riflette la complessità sociale (economica, culturale, giuridica, politica) in cui è immersa, dall’altro è essa stessa un’istituzione, dotata di una sua storia, che non può essere trascurata. Si contraddistingue per la propria capacità di adattamento, resistenza, plasticità, riorganizzazione e ristrutturazione sulla base dei propri bisogni e risorse, ma anche sulle esigenze dei singoli individui che la compongono, a loro volta storicamente e culturalmente condizionati (Togliatti, Tofani 2002).

Questo contesto fa sì che la Famiglia venga chiamata a un riadattamento costante e alla ricerca di soluzioni sempre più “originali”.

Se da una parte assistiamo ad una innata ed acquisita capacità, da parte del sistema familiare, di modificabilità e di sintonizzazione con le richieste interne ed esterne, dall’altro lato si evidenzia un sempre più marcato “scollamento” nei nuclei o gruppi familiari che vivono notevoli difficoltà di adattamento e di integrazione (Togliatti, Tofani 2002). Tali difficoltà portano ad una espressione di disagio psicosociale, in certi casi anche molto marcata, che può essere espressa sia da un singolo che da più membri del sistema. La difficoltà riportata da un solo o più membri diviene espressione di un malessere di tutto il sistema e lo stesso sintomo psicologico nasce come un tentativo di soluzione al problema stesso. Il sintomo viene considerato, da chi lo manifesta, come unica soluzione possibile di accesso ad una riorganizzazione necessaria. Questo si sviluppa generalmente dopo vari tentativi da parte del sistema familiare di riorganizzarsi in seguito ad una o più difficoltà vissute.

La psicoterapia familiare agisce sul sistema familiare riunito, quindi tutti insieme, oppure su alcuni componenti del sistema. Il terapeuta entra a far parte del sistema, sin dal primo contatto con la famiglia, con un ruolo ben preciso: guida e sostegno empatico verso ciascun componente. Il processo di una psicoterapia familiare consiste nell’analizzare insieme alla famiglia il problema riportato da uno o più componenti, capire da dove questo nasce e in che modo si è sviluppato nel tempo.

Quando chiedere una psicoterapia familiare?

Il sistema familiare è definito come aperto e dinamico in quanto i suoi componenti, essendo in relazione tra loro e con la società, devono trovare una modalità di intesa, tale da garantire un adeguato funzionamento di tutto l’insieme (Scabini e Cigoli, 2000).

Nelle Famiglie in difficoltà, le modalità di funzionamento non sembrano favorire il benessere del singolo e di tutto il sistema. Infatti, rispetto alle Famiglie con un funzionamento più adattivo, compaiono “maggiore invischiamento, isolamento relazionale e sociale, forte rigidità, disorganizzazione, confusione, percezione distorta dei ruoli, confini generazionali negati, relazioni più conflittuali intrafamiliare ed extrafamiliari” (Togliatti, Tofani 2002).

La famiglia, di fronte ad un problema, cerca di riorganizzarsi naturalmente ristabilendo un proprio equilibrio interno. Si va dallo psicoterapeuta familiare quando ci si rende conto che i tentativi fatti non sono serviti a ristabilire l’equilibrio e che c’è bisogno di un aiuto esterno al contesto familiare.

Un esempio tratto dal romanzo “Famiglia” di Sara Mesa

Riporto, come metafora esplicativa di ciò che potrebbe accadere in una famiglia, una pagina del romanzo “Famiglia”, di Sara Mesa scrittrice spagnola, che analizza in modo profondo e attento una famiglia e i suoi componenti così come farebbe un terapeuta sistemico familiare.

“A scuola gli spiegarono il potere dell’unione sociale con l’arcinota storia dei rametti legati.

Guardate, disse la maestra: un rametto da solo si rompe facilmente. Crack. Tutti i bambini lo constatarono, quelli in fondo all’aula allungarono la testa per sporgersi su quelli che stavano davanti. Tutti questi rametti, disse la maestra mostrandone una bella manciata, si potrebbero spezzare se li prendessimo a uno a uno, non importa se sono dieci, cento, mille o diecimila, sarebbe solo una questione di tempo […] tuttavia, se mettiamo tutti insieme – e li legò con uno spago stretto stretto – vedete? Nessuno potrà romperli mai […] L’unione fa la forza, riassunse la maestra, e questo vale per molte situazioni, insieme siamo più potenti che divisi, e se ci stringiamo gli uni agli altri nessuno da fuori potrà farci del male.

Una bambina alzò la mano. Disse che quella stessa storia, la stessa storia gliel’aveva raccontata sua madre per parlare dell’importanza della famiglia. Aveva preso il rametto per ognuno dei suoi membri, i genitori, i fratelli, i nonni, i cugini, gli zii e perfino il cane. Era vero, non c’era verso di spezzarli se erano legati insieme. Aqui (il protagonista della storia) attese la fine dell’intervento della compagna per alzare anche lui la mano. Io voglio fare una domanda, disse. Tutte quelle che vuoi, Aquilino, rispose la maestra, pronta al peggio. I rametti che rimangono pigiati in mezzo al mazzetto, non si asfissiano? La maestra sospirò, che cosa intendi, Aquilino? Sai benissimo che i rametti non respirano per cui difficilmente possono asfissiarsi. Aqui abbozzo un sorrisetto da saputello. Ma è come se fossero persone no? Ogni rametto è come una persona, era questo che dovevamo immaginare, no?

Se sono persone separatamente sono persone anche quando sono legate. Perciò, a quelle che restano in mezzo manca l’aria e possono morire.

E’ un modo di vederla Aquilino, concesse la maestra, un punto di vista particolare”.

La famiglia è fatta di tanti rametti che potrebbero essere visti come i componenti familiari. Ciascun rametto ha una propria unicità, una propria individualità, un proprio punto di vista, le proprie ragioni, idee, necessità ed emozioni. Ciascun rametto ha bisogno di essere visto nella sua unicità ed integrato nel sistema in modo funzionale affinché questo non venga schiacciato da esso ma permettendosi, quindi, di mantenere la propria individualità.

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