L’autocommiserazione, che potrebbe essere comunemente chiamata Vittimismo o tendenza a Piangersi Addosso, è una situazione molto diffusa nella popolazione e può essere considerata come una modalità di gestione o di non gestione che viene messa in atto in situazioni per noi sfavorevoli.

L’essere umano, per sua natura, di fronte a determinate difficoltà, utilizza strategie risolutive di “coping”, ai fini della sua sopravvivenza. La percezione di un pericolo, che sia reale o no, porta l’individuo ad attivare una serie di meccanismi, sia fisiologici che psicologici, che possano proteggerlo dal pericolo.

In generale, di fronte ad una situazione difficoltosa, problematica o percepita come rischiosa (pensiamo ad esempio situazioni che minano il nostro equilibrio), l’essere umano ha due possibilità di scelta di soluzione:

  1. Soluzione proattiva: agisco su di me e sulla situazione, affrontandola direttamente e creando un cambiamento che porta alla risoluzione.
  2. Soluzione (apparentemente) passiva: Non agisco direttamente sulla situazione svantaggiosa ma scelgo di vittimizzarmi e piangermi addosso.

In base all’opinione pubblica, scegliere di agire risulta essere la soluzione più adattiva e funzionale, poiché vede la persona attiva e interessata a risolvere il problema e a ritornare in una condizione di equilibrio.

Tuttavia, varie scuole di pensiero nel mondo della psicologia, considerano anche l’autocommiserazione/il piangersi addosso, come una strategia di gestione, che porta in sé vantaggi, sia nel breve che nel lungo periodo, per la persona che la mette in atto. Scegliamo, non necessariamente in modo consapevole, di gestire quella data situazione piangendoci addosso e ignorando le altre strade possibili, poiché anche ciò ha una sua convenienza.

I vantaggi dell’autocommiserazione:

Anche il Piangersi Addosso ha i suoi vantaggi, vediamo alcuni tra i più diffusi:

  • Tenere qualcuno legato a me.

Quando mi lamento delle mie difficoltà tengo alcune persone, o una specifica, ancorate a me. Mi metto nella posizione di colui/colei che ha bisogno di una persona più forte che mi sostiene e che si prende cura di me.
Da ciò traggo il vantaggio di “tenere legata la persona a me” nel prendersi cura, nel preoccuparsi per me e non farmi sentire solo/a.

  • Evitare di misurarsi nelle situazioni, poiché ci si percepisce incapaci o meno bravi rispetto agli altri.

Fuggo da situazioni che possono mettermi alla prova e non farmi sentire capace. Se scelgo di lamentarmi, resto nella mia posizione passiva e non mi impegno nel risolvere il problema, poiché, ad esempio, temo di non sentirmi capace di affrontare quella data situazione, con la conseguenza di rifugiarmi nel porto sicuro dell’autocommiserazione.

  • Evitare un dispendio di energie per paura di fare troppa fatica.

Preferisco lamentarmi e non agire perché ciò richiede (apparentemente) meno fatica. Questo è un tipo di vantaggio verificabile nel breve periodo perché nel lungo potrebbe rivelarsi un comportamento dannoso che, paradossalmente, richiede il doppio dell’energia. Si resta intrappolati nel proprio vittimismo e nella difficoltà di uscire da quella situazione, arrecandoci in questo modo un forte stress emotivo e psicofisico.

A volte inneschiamo dei veri e propri meccanismi di auto-sabotaggio, dove sembra essere più semplice dirsi che non si è capaci e darsi sconfitti in partenza, piuttosto che mettersi in gioco e alla prova.

Qual è la paura più grande?

Quella del fallimento, la delusione verso di sé, la paura di deludere gli altri o la paura di far troppa fatica.

Per dare una risposta esaustiva a tale domanda bisognerebbe ricercare la causa dentro di noi, poiché i nostri comportamenti sono la risposta al nostro vissuto, al nostro modo di percepirci e di essere percepiti.

Ai miei pazienti, familiari, amici dico spesso che ciascuno di noi è unico e irripetibile, perché è il risultato di tanti fattori che nel tempo si incontrano, si scontrano, si costruiscono, si modificano e crescono dentro di noi, per farci diventare quello che siamo oggi.

Anche l’autocommiserazione ha la sua buona ragione di esistere

Diviene utile per noi e ci difende da qualcosa, da qualcuno o da noi stessi. Si sceglie di piangersi addosso per un motivo ben preciso e bisogna domandarsi dove abbiamo imparato ad utilizzare questa strategia e da dove ci arriva l’idea che questa possa essere la strada più utile.

Il segreto sta nel divenire consapevoli che, in certe situazioni, tendiamo a mettere in atto un meccanismo di non azione o fuga, perché alla base c’è una paura che ci sta bloccando e ci sta limitando nell’espressione del nostro pieno potenziale.

Paradossalmente anche il trovare il nostro pieno potenziale può far paura: scoprire di valere tanto quanto gli altri, di avere le capacità di potercela fare da solo/a, può portare con sé il peso di dovercela fare sempre, ma questo è un altro capitolo della storia.

Leave a reply